Tartaruga greca o Tartaruga moresca (Testudo graeca)

è un rettile appartenente all'ordine delle testuggini.

Specie paleartica occidentale, in Europa è presente in: Italia, Grecia orientale, Spagna, Turchia europea, in alcune isole del Mar Mediterraneo e lungo le coste bulgare e romene del Mar Nero. In Asia è molto comune in Turchia (unico paese in cui è facilmente incontrabile e non a rischio), Asia Minore, Iran, fino ai confini del Pakistan. Nel Nordafrica è diffusa in Marocco, Algeria, Tunisia e Libia.

Presenza in Italia

In Italia questa specie è stata introdotta in epoca storica. La sottospecie più diffusa è la Testudo graeca ibera ( da Iberia una antica regione dell'Asia anteriore, l'attuale Imeretia), anche se le continue immissioni ed incroci con esemplari di svariate sottospecie rende quasi sempre impossibile una corretta classificazione. La presenza in: Toscana, Lazio, in Liguria, Sardegna e Sicilia sovente è riferibile a esemplari fuggiti dalla cattività. Colonie allo stato selvatico sono presenti a Pantelleria e in Sardegna. Gli esemplari sardi hanno caratteristiche intermedie tra la T. graeca graeca e la T. graeca nabeulensis della Tunisia.

Morfologia

Facilmente confondibile con l'assai simile T. hermanni, la T. graeca è riconoscibile per la presenza di tubercoli cornei ai lati delle cosce, generalmente assenti nelle altre Testudo. Inoltre all’apice della coda essa è priva, o è presente solo in qualche raro esemplare, dell'astuccio corneo che caratterizza la T. hermanni . Altro elemento che la differenzia è un unico scuto sopracaudale (doppio nella T. hermanni), anche se sono documentati numerosi esemplari con la scaglia bipartita. Tra le varie sottospecie, ma anche tra gli esemplari appartenenti a una stessa sottospecie, si riscontra una ampia gamma di variazione delle dimensioni e della livrea del carapace che rendono spesso difficile una identificazione certa della sottospecie. Nella T. graeca ibera, la sottospecie più diffusa in Italia, le dimensioni medie degli adulti sono di: 25 cm nelle femmine e di 16 cm nei maschi; anche se in Europa orientale sono stati osservati esemplari di 35 cm di lunghezza, dal peso di 5 kg (Beshkov 1997). È documentata in Italia una femmina, di circa 20 anni e allevata in cattività, dal peso di 6 kg. Mediamente nella T. graeca nabeulensis della Sardegna, le femmine raggiungono i 18 cm e i maschi i 15 cm.

Sottospecie

Sono proposte svariate sottospecie:

·                     Testudo graeca ssp. anamurensis (Weissinger, 1987) , Turchia

·                     Testudo graeca ssp. antakyensis (Perälä, 1996) , Turchia

·                     Testudo graeca ssp. armeniaca (Chkhikvadze & Bakradze, 1991), Armenia

·                     Testudo graeca ssp. cyrenicae (Pieh & Perälä, 2002), Libia

·                     Testudo graeca ssp. flavominimaralis (Highfield & Martin, 1989), Libia

·                     Testudo graeca ssp. graeca (Linnaeus,1758), Nord Africa, Spagna meridionale, Sardegna (introdotta)

·                     Testudo graeca ssp. ibera (Pallas, 1814) sin.Testudo graeca ssp. buxtoni  (Boulenger, 1920), Bulgaria, Grecia, Macedonia, Romania, Turchia, Italia (introdotta)

·                     Testudo graeca ssp. lamberti (Pieh & Perälä, 2004), Marocco

·                     Testudo graeca ssp. marokkensis (Pieh & Perälä, 2004), Marocco

·                     Testudo graeca ssp. nabeulensis sin. Furculachelys nabeulensis (Highfield, 1990), Tunisia, Libia, Sardegna (introdotta)

·                     Testudo graeca ssp. nikolskii (Chkhikvadze & Tunijev, 1986), Caucaso

·                     Testudo graeca ssp. pallasi (Chkhikvadze & Bakradze, 2002), Dagestan

·                     Testudo graeca ssp. perses (Perälä, 2002), Zagros

·                     Testudo graeca ssp. soussensis, (Pieh, 2000), Marocco

·                     Testudo graeca ssp. terrestris (Forskål, 1775), sin. Testudo graeca ssp.floweri (Bodenheimer, 1935) , Israele, Libano, Siria, Turchia

·                     Testudo graeca ssp. whitei (Bennett, 1836), Algeria sin. Furculachelys whitei (Highfield & Martín,1989)

·                     Testudo graeca ssp. zarudnyi (Nikolski, 1896), Birjand (Iran)

Revisione delle sottospecie

Attualmente, in seguito all'evoluzione degli studi di comparazione genetica, è in atto un profondo processo di revisione della classificazione delle varie sottospecie.

Il riconoscimento del sesso avviene attraverso l’individuazione dei caratteri sessuali secondari. I maschi possiedono una coda lunga, robusta e grossa alla base. La femmina ha coda piccola e corta. La distanza dell’apertura cloacale dalla base della coda è maggiore nel maschio. I maschi adulti presentano una concavità nel piastrone per facilitare la monta sul carapace della femmina, il piastrone delle femmine e degli esemplari giovani e subadulti è piatto; l’angolo formato dagli scuti anali del piastrone è molto maggiore nel maschio; l’altezza degli stessi scuti è però maggiore nella femmina. Lo scuto sopracaudale del maschio è curvo verso il basso, nella femmina è allineato con il resto del carapace.

Sensi

Le testuggini hanno una vista eccellente: sanno distinguere forme, colori e riconoscono anche persone. Hanno un senso dell'orientamento molto preciso: se vengono spostate qualche centinaio di metri dal territorio al quale sono molto legate ci ritorneranno in breve tempo. Sono molto sensibili alle vibrazioni del suolo anche se non hanno un udito sviluppato. L'odorato invece è ben sviluppato ed ha un ruolo importante nel riconoscimento del cibo e dei sessi

Eco-etologia

Attività

Le tartarughe greche sono animali ectotermi e nelle prime ore della giornata si crogiolano al sole per innalzare la temperatura corporea ed attivare le funzioni metaboliche. L’esposizione al sole permette di assumere i raggi UVB atti alla sintesi della vitamina D. Raggiunta la temperatura corporea necessaria per l’attivazione degli enzimi atti alla digestione le tartarughe si dedicano alla ricerca del cibo. Con temperature atmosferiche superiori ai 27 C° diventano apatiche e cercano refrigerio scavando piccole buche al riparo della vegetazione bassa o riparandosi in piccoli anfratti. Con la discesa delle temperature si ha la ripresa dell’attività.

Letargo

Ogni sottospecie di Testudo graeca ha modalità di letargo differenziate e in alcuni casi vanno in estivazione nella stagione calda. Le sottospecie acclimatate alle nostre latitudini in autunno, al calare delle temperature smettono di alimentarsi, anche per più di 20 giorni, per poter svuotare completamente l'intestino da residui di cibo. Diventano sempre più apatiche e, verso novembre o dicembre a seconda della latitudine, iniziano ad interrarsi o a ripararsi in luoghi protetti e cadono in letargo. In natura gli esemplari si interrano anche di 10-20 centimetri.

La temperatura ideale di letargo, calcolata nel luogo di interramento è di 5 C°, temperature inferiori ai 2 C° arrecano danni cerebrali o morte, superiori ai 10 C° le inducono in uno stato di dormiveglia pericoloso per l'esaurimento delle scorte di grasso necessarie a superare l'inverno. Il letargo è una fase metabolica assolutamente necessaria per questa specie, va impedito solo in caso di malattia o debilitazione.

La principale causa di morte, nel caso di esemplari tenuti a svernare all'interno di abitazioni da allevatori improvvisati è proprio la temperatura, che si presenta troppo alta per consentire il letargo e troppo bassa per consentire di continuare ad alimentarsi.

In queste situazioni se si vorrà tenerlo attivo, l'esemplare andrà collocato in un terrario riscaldato con un punto caldo sui 28 C° ed un punto fresco e ombreggiato sui 18 C°, con un substrato di 5 cm circa composto da un 40% di torba bionda di sfagno, un 40% di terriccio naturale privo di concimi e pesticidi ed un 20% di sabbia di fiume. Essenziale è una lampada UVB specifica per rettili necessaria per la sintesi della vitamina D occorrente per fissare il calcio. Se si opta per un letargo controllato la testuggine andrà posta in una contenitore protetto dai roditori con una rete metallica, ricolmo del medesimo substrato del terrario. Il contenitore andrà collocato in un locale buio con temperature tra i 4 C° e gli 8 C° e una sufficiente umidità ambientale, 70%UR. Il risveglio avviene generalmente nel mese di marzo ed è legato al rialzarsi delle temperature diurne.

Accoppiamento

Con il risveglio inizia il corteggiamento da parte del maschio con un rituale che prevede inseguimenti, morsi e colpi di carapace alla femmina. Il maschio di T. graeca è molto aggressivo e se ne consiglia la separazione dalla femmina e dagli altri maschi al di fuori dell'accoppiamento. Il maschio monta sul dorso della femmina per la copula che avviene con l'estroflessione del pene contenuto nella grossa coda e in questa occasione emette l'unico verso udibile di questi rettili per il resto muti. La femmina può arrivare fino a 4 anni di anfigonia ritardata, conservando lo sperma in un apposito organo, la spermateca, all’interno dell’ovidutto.

Riproduzione

Animali longevi, si hanno notizie di esemplari centenari, raggiungono la maturità sessuale intorno ai 10 anni. Le Testudo sono ovipare, le deposizioni avvengono in buche scavate dalla femmina nel terreno con le zampe posteriori. Le femmine di T.graeca depongono anche in tre volte, da maggio a luglio, un numero variabile di uova, generalmente in proporzione alla taglia dell’esemplare e alla specifica sottospecie. Il tempo di incubazione, 2 o 3 mesi circa, e il sesso sono in relazione con la temperatura. Con temperatura di incubazione inferiore ai 30,5 C° si avrà una preponderanza di esemplari maschi, con temperatura superiore ai 30,5 C° in maggioranza femmine. Giunto il momento della schiusa, spesso agevolata da una giornata di pioggia, il tartarughino per rompere il guscio si avvale del così detto "dente dell'uovo", un tubercolo corneo posto tra le narici e la mascella superiore destinato a sparire in pochi giorni. La fuoriuscita dall'uovo dura anche 48 ore e in questo arco di tempo viene assorbito totalmente il sacco vitellino.

Alimentazione

Sono rettili prettamente vegetariani. Gli esemplari selvatici vivono in un habitat caratterizzato da lunghi periodi di aridità che li costringe a nutrirsi di erbe secche, in queste condizioni integrano la loro dieta mangiando artropodi o chiocciole, queste ultime utili per l'apporto di calcio del guscio. Saltuariamente non disdegnano escrementi o piccole carogne. Gli esemplari allevati in cattività sono generalmente sovralimentati e non vanno assolutamente nutriti con: carne, latte, formaggi, alimenti per cani e gatti, uova, pane, latte, agrumi, kiwi, lattuga (anche se come alimentazione gradiscono anche dei fegati di mammiferi cotti).

Il tarassaco, la cicoria e il radicchio rosso sono alcune delle verdure adatte alla loro alimentazione per l'alto rapporto di calcio rispetto al fosforo e per le fibre in esse contenute. Alti apporti proteici e di fosforo con bassi valori di calcio portano a deformazioni permanenti del carapace e danni agli organi interni.

Evidente segno di una cattiva alimentazione è un carapace con gli scuti appuntiti e scanalati nelle suture, la così detta piramidalizzazione, al contrario un carapace in forma di una levigata semicalotta ovale è segno di una corretta alimentazione.

Habitat

Gli habitat della tartaruga greca variano molto a seconda della sottospecie ma in generale sono tipicamente mediterranei, compresi nella zona fitoclimatica del Lauretum e caratterizzati da inverni miti con precipitazioni moderate ed estati secche con temperature elevate. Questa specie trova rifugio e nutrimento nella vegetazione bassa cespugliosa della gariga, fra gli arbusti della macchia mediterranea e nel sottobosco fino a quota collinare temperata. In Italia gli habitat in cui sono ancora possibili dei ritrovamenti e sono presenti dei gruppi vitali sono le dune sabbiose costiere, ricche di vegetazione, le pinete costiere di pini mediterranei con sottobosco di arbusti mediterranei, le leccete e le sugherete. Occasionalmente sono stati osservati esemplari in aree destinate all'uso agricolo quali gli oliveti, gli agrumeti, i mandorleti ed i vigneti.

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