Didascalia N° 1

 

Tartaruga palustre nord'americana dalle orecchie rosse (Trachemys scripta elegans)

è un rettile appartenente all' ordine delle testuggini.

Tassonomia

Diffusione

Originaria del centro e del sud degli Stati Uniti è stata introdotta nel resto del continente americano e in Europa, Asia e Australia.

Descrizione della specie

Presentano da adulte diverse lunghezze del carapace, si va infatti dai 13 cm per i maschi a 28 cm per le femmine. La caratteristica principale di questa specie è la macchia rosso intenso sulla membrana timpanica. Le macchie nere presenti sul piastrone sono caratteristiche di ogni individuo e ne permettono il riconoscimento.

Dimorfismo sessuale

Il riconoscimento del sesso avviene attraverso l’individuazione dei caratteri sessuali secondari. La coda del maschio è lunga, robusta e grossa alla base, unghie molto sviluppate piastrone leggermente concavo e carapace appiattito. La femmina ha coda e unghie corte e carapace abbombato.

Abitudini

Habitat

Il loro habitat preferito sono i laghi, gli stagni e i fiumi dal corso d'acqua lento e fangoso con abbondanza di piante acquatiche. D’estate al prosciugarsi delle pozze d’acqua scavano delle buche nel fango o si riparano nei boschi o nell’erba alta.

Alimentazione

Le tartarughe del genere Trachemys sono onnivore e da adulte si cibano di piante acquatiche, di piccoli invertebrati e vertebrati. I giovani esemplari sono prevalentemente carnivori.

Riproduzione

I maschi durante il periodo di corteggiamento adottano una caratteristica ritualità vibrando le zampe anteriori innanzi al muso della femmina. Il periodo degli accoppiamenti comprende tutto il periodo estivo, inoltre le femmine sono in grado di “conservare” lo sperma del maschio per utilizzarlo in successive covate. Le femmine depongono da due a trenta uova ellissoidali ( grandi 2,7-4,7 x 1,6-3,7 cm ) da una a sei volte l’anno, da aprile a luglio, in buche profonde 2-10 cm e larghe 10-20 cm. Le uova si schiudono dopo 100-120 giorni. Le temperature di incubazione portano se sotto i 27 C° alla nascita di soli maschi, mentre temperature medie di 31 C° portano alla nascita di sole femmine.

Alla nascita il carapace dei giovani esemplari è lungo intorno ai 3 cm ed è, rispetto agli adulti, più arcuato e con colorazione più brillante.

Mantenimento in cattività

Le giovani tartarughe possono essere ospitate in un acquaterrario piuttosto ampio, munito di una cospicua area asciutta. Questo deve essere dotato di un termoriscaldatore e di una fonte di luce a raggi ultravioletti A e B. Le temperature ottimali vanno dai 20 ai 28 C° con una lieve escursione termica giornaliera di circa 5-6 C°; l'umidità dovrebbe aggirarsi attorno al 50-70%. Quando le loro dimensioni cominciano a superare la decina di cm di carapace ( di lunghezza ) andrebbero alloggiate all'aperto per tutto l'anno( eccezione fatta per le aree montane dove si consiglia il ricovero invernale in un locale non riscaldato ), in un apposito laghetto oppure in grandi vasche poste all'esterno. Se non fosse possibile ospitare le tartarughe adulte all'aperto, si consiglia di alloggiarle in un contenitore con poca acqua non riscaldata, senza essere alimentate, durante tutto il periodo invernale.

 

Didascalia N° 2

Classificazione

Classe: Reptilia (Rettili)

Sottoclasse: Anapsida

Ordine: Testudines

Sottordine: Cryptodira

Superfamiglia: Testudinoidea

Famiglia: Emydidae

Sottofamiglia: Emydinae

Genere: Trachemys (7 specie)

Specie: scripta (12 sottospecie)

Sottospecie: elegans

 

La classificazione di T. scripta è ancora piuttosto confusa e controversa, e spesso varia secondo gli autori. Anche il numero di sottospecie riconosciute è variabile e arriva fino a 19. Trachemys scripta è stata originariamente classificata come Testudo, e in seguito come Chrysemys o Pseudemys.

 

Legislazione

T. s. elegans attualmente è in Allegato B del Regolamento CE  338/97 del 09.12.1996. In pratica significa che è vietata la sua importazione nei paesi dell'Unione Europea, ma i soggetti importati prima dell’entrata in vigore della legge sono di libera detenzione. Ciò non perchè sia in pericolo di estinzione, ma perché gli innumerevoli soggetti che da anni vengono in modo incosciente "liberati" nei fiumi e nei laghi costituiscono una vera minaccia per la flora e la fauna locale, in particolare per gli anfibi e per la tartaruga palustre europea, Emys orbicularis.

Essendo in Allegato B, chi ha nascite di queste tartarughe è tenuto alla compilazione del Registro di detenzione (Decreto ministeriale del 22.02.01), ma solo se intende cederle. In ogni caso è necessario denunciare le nascite al Corpo Forestale dello Stato.

 

Descrizione

Le dimensioni degli adulti variano da 12,5 a 28 cm (le femmine raggiungono le taglie maggiori). Il carapace e il piastrone sono uniti lungo i margini e non presentano cerniere. Il carapace ha una forma ovale ed ha una superficie liscia e leggermente convessa, mentre il piastrone è piatto sia nei maschi che nelle femmine. Il colore del carapace è verde nei giovani, e diventa progressivamente più scuro mano a mano l’animale invecchia, fino a diventare in certi soggetti marrone scuro o quasi nero. Il piastrone è giallo con macchie o disegni neri. La cute è per lo più verde con strisce gialle, ma dietro il timpano è presente una caratteristica macchia rossa, che rende questa sottospecie inconfondibile, ma che può ridursi o scomparire negli adulti.

Comportamento nell’ambiente naturale

Trachemys scripta elegans è una tartaruga d’acqua dolce che origina dal sud degli Stati Uniti (valle del Mississippi), dall’Illinois al Golfo del Messico. Occupa un’ampia varietà di habitat, dai piccoli stagni ai fiumi; preferisce le zone d’acqua calma, ricche di vegetazione e con un fondo fangoso. E’ diurna.

Sebbene sia un’abilissima nuotatrice Trachemys s. elegans trascorre molto tempo ad esporsi al sole, da metà mattina a metà pomeriggio nei giorni di sole, e fino al tardo pomeriggio nei giorni nuvolosi. L’esposizione avviene su rocce o tronchi semisommersi o sulla spiaggia, ma anche galleggiando sull’acqua. Questo tipo di comportamento, tipico dei rettili, ha la funzione principale di permettere la termoregolazione, ossia il raggiungimento di una temperatura corporea ottimale. Inoltre ha lo scopo di premettere la sintesi di vitamina D3 e di far asciugare la cute, il che ostacola la crescita di alghe dannose e allontana i parassiti.

Raramente si avventura sulla terraferma, se non per deporre le uova o per cercare un nuovo corso d’acqua, in caso di necessità. E’ un animale piuttosto timido, e al minimo segno di pericolo si getta in acqua.

Le Trachemys s. elegans sono attive ad una temperatura compresa tra 10° e 37°C; 41°C rappresentano la temperatura critica superiore. Quando la temperatura scende sotto i 10°C non possono più alimentarsi e vanno in letargo. In genere passano il letargo sott’acqua, nascoste tra il fango e i sedimenti, ma a volte si nascondono in tane di altri animali poste lungo la riva o in tronchi cavi. Durante i giorni invernali più caldi e soleggiati a volte escono ad esporsi al sole.

 

Alimentazione in natura

Le Trachemys sono onnivore e in natura si alimentano di pesci, rane, girini, vermi, lumache, insetti, larve, animali morti e piante acquatiche. Gli individui giovani sono prevalentemente carnivori, infatti occupano le acque più basse, dove abbondano gli insetti. Man mano crescono si spostano verso acque più profonde, dove è meno facile trovare prede animali, e scelgono una dieta prevalentemente vegetariana.

Si alimentano in acqua fino alla profondità di 3 metri. L’attività alimentare è più intensa durante le prime ore del mattino. E’ stato osservato che nella ricerca del cibo i giovani passano sott’acqua tra 20 secondi e 5 minuti e gli adulti 5-6 minuti. Specialmente i giovani cacciano attivamente piccoli pesci, girini, rane e invertebrati, che vengono ingoiati interi se sufficientemente piccoli, oppure fatti a pezzi con il becco e le zampe.

Un altro tipo di strategia alimentare delle tartarughe dalle orecchie rosse consiste nella neustofagia, un processo di filtrazione simile a quello impiegato dalle balene. Le tartarughe nuotano sul pelo dell’acqua con la bocca aperta, in modo da ingerire con l’acqua delle particelle alimentari. In seguito chiudono la bocca ed espellono l’acqua attraverso le narici, e ingoiano il cibo rimasto nella bocca.

 

Riproduzione

Allo stato naturale i maschi raggiungono la maturità sessuale a 2-5 anni di età, a una lunghezza del piastrone di 9-10 cm. Le femmine diventano sessualmente mature quando raggiungono una lunghezza di 15-19,5 cm (spesso nei rettili l’insorgenza della maturità sessuale dipende dalla taglia raggiunta, più che dall’età).

La stagione riproduttiva varia secondo la località geografica, ma generalmente va da marzo a luglio. Il maschio corteggia la femmina mettendosi davanti a lei e carezzandone la testa e il collo con le lunghe unghie degli arti anteriori; la copula vera e propria dura circa 15 minuti.

Quando è pronta a deporre le uova, dopo circa 4-6 settimane, la femmina cerca una zona adatta per scavare un nido, in genere un’area di terreno umido vicino all’acqua. Le uova vengono emesse a intervalli di 40 secondi. Al termine la femmina ricopre il nido con terriccio e detriti. Le uova sono ovoidali e hanno un guscio flessibile. Durante l’incubazione assorbono acqua, e diventano più grandi e più rigide.

In un anno vengono deposte fino a tre covate. Il numero di uova deposto per covata va da 4 a 23, a seconda delle dimensioni della femmina. Le uova impiegano 2-3 mesi per schiudere, e a volte la schiusa avviene dopo l’inverno. I piccoli alla nascita misurano 2-3,5 cm, e alla fine della prima stagione di crescita raggiungono le dimensioni di 3,5-5,5 cm.

Dimorfismo sessuale e determinazione del sesso

Nei soggetti adulti il riconoscimento del sesso non presenta difficoltà. Le femmine raggiungono una taglia maggiore dei maschi, i quali presentano una coda più lunga e le unghie degli arti anteriori molto lunghe (foto). Nei soggetti giovani il riconoscimento del sesso è molto difficile.

La determinazione del sesso è legata alla temperatura di incubazione. Se le uova vengono incubate al di sotto dei 27°C nascono solo maschi (tempo di incubazione 100-120 giorni), invece sopra i 30°C nascono femmine (tempo di incubazione 60-70 giorni). A temperature intermedie nascono maschi e femmine in proporzione variabile. In commercio si trovano quasi tutti soggetti di sesso femminile. Infatti negli allevamenti vengono utilizzate temperatura nel range superiore, per accelerare la schiusa, portando alla nascita quasi esclusiva di femmine.

 

Allevamento in cattività

Le tartarughe dalle orecchie rosse sono importate dagli Stati Uniti a decina di migliaia ogni anno, ma la maggior parte muore ancora prima di essere venduta, a causa delle condizioni inadatte in cui sono tenute, e moltissime muoiono prima di un anno di età, per mancanza di cure adeguate da parte dei proprietari. Quando crescono e diventano troppo ingombranti spesso vengono liberate, danneggiando la fauna locale (esistono già insediamenti stabili di T. scripta in Israele, Francia, Germania, Olanda, Sud Africa. Possono vivere molto a lungo, anche 30 anni e più, se accudite in modo appropriato, per cui richiedono un impegno a lungo termine.

Il mantenimento ideale in cattività delle Trachemys è rappresentato da un laghetto all’aperto, il che raramente è realizzabile per il proprietario. Il laghetto deve essere provvisto di un muretto o una recinzione per evitare che gli animali scappino, di una zona asciutta per permettere alle tartarughe di uscire dall’acqua e riscaldarsi al sole, ed eventualmente di un’area adatta alla deposizione delle uova.

In alternativa la soluzione migliore consiste nell’utilizzare un acquario di vetro, materiale che ha il vantaggio di essere facilmente lavabile e disinfettabile. Un paio di Trachemys fino a 10 cm di lunghezza possono essere tenute in un ambiente di 60 x 30 x 30 cm. Man mano che crescono la vasca deve essere proporzionalmente più grande. Si deve evitare un affollamento eccessivo perché sono animali molto aggressivi.

La profondità dell’acqua per le tartarughe neonate non deve superare i 5 cm. Per quelle più grandi la profondità deve essere pari alla lunghezza del carapace, ad esempio per una tartaruga di 10 cm l’acqua deve essere profonda 10 cm.

Le tartarughe devono avere la possibilità di accedere facilmente ad una zona asciutta, che può essere costituita da un pezzo di legno o delle rocce. Occorre porre molta attenzione affinché gli animali non abbiano la possibilità di restare intrappolati sott’acqua smuovendo oggetti pesanti, perché questo ne causerebbe l’annegamento.

La temperatura dell’acqua deve essere di 24-26°C di giorno, con una riduzione di circa 5°C di notte. Ciò si ottiene con dei riscaldatori collegati a un termostato, facendo attenzione che le tartarughe, specialmente quelle più grosse, non li danneggino. E’ sconsigliabile porre il terrario di fronte a una finestra perché con il sole si surriscalderebbe facilmente.

Non si deve utilizzare come materiale per il fondo sabbia, ghiaia o altro materiale costituito da particelle che possano essere ingoiate, perché causano facilmente costipazione intestinale.

E’ necessario mettere una lampada riscaldante in corrispondenza della zona asciutta, in modo da creare un punto caldo di 30-31°C, in cui le tartarughe possano uscire a riscaldarsi come se si esponessero al sole. Un punto caldo all’interno del terrario permette inoltre di creare un gradiente di temperatura, indispensabile per il benessere del rettile, che può in questo modo regolare la sua temperatura corporea.

La luce va lasciata accesa per 12-14 ore al giorno. Oltre a utilizzare una lampadina a incandescenza (da 40-100 watt a seconda delle dimensioni del terrario) per il calore, si deve utilizzare una lampada a raggi ultravioletti (UVB), che permette alle tartarughe di sintetizzare la vitamina D3 di cui hanno necessità.

La lampada a ultravioletti serve a sostituire la luce solare, e chiaramente non è necessaria se le tartarughe vengono sistemate all’aperto o se vengono esposte regolarmente al sole. Occorre però tenere bene presente che la luce solare filtrata da un vetro o dal plexiglas non apporta raggi ultravioletti ed è perciò inutile.

Durante le giornate calde e soleggiate è un’ottima pratica permettere alle tartarughe di esporsi alla luce solare diretta. Si deve prestare la massima cura ad evitare problemi di surriscaldamento, soprattutto per gli esemplari più piccoli, fornendo la possibilità di ripararsi all’ombra se la temperatura aumenta troppo. Il calore eccessivo può uccidere un rettile in pochi minuti.

Uno dei problemi principali è rappresentato dall’igiene dell’acqua, che deve essere mantenuta più pulita possibile se si vogliono evitare problemi di salute, per cui è consigliabile installare un filtro da acquario. Anche con l’uso di un buon sistema di filtraggio l’acqua deve essere periodicamente cambiata e il terrario disinfettato. Prima lo si lava con cura con acqua calda e sapone, poi si utilizza un disinfettante (la varechina diluita è efficace ed economica), e quindi si risciacqua abbondantemente per eliminare ogni residuo di disinfettante. I disinfettanti a base difenoli devono essere evitati perché sono tossici.

 

Alimentazione

Le tartarughe piccole devono essere alimentate tutti i giorni; man mano che crescono la frequenza dei pasti va diminuita, fino ad arrivare a 2-3 volte alla settimana negli individui adulti. L’alimentazione delle tartarughe acquatiche può creare grossi problemi di igiene dell’acqua. Per tale ragione è meglio evitare alimenti molto grassi od oleosi, e la somministrazione eccessiva di cibo, che causa l’intasamento dei filtri e degrada la qualità dell’acqua. L’ideale è di alimentare le tartarughe in una vasca separata, oppure di mettere il cibo in una zona asciutta, anche se le Trachemyspreferiscono alimentarsi in acqua. La vasca usata per l’alimentazione va lavata e disinfettata dopo l’uso.

In cattività si deve offrire una varietà più ampia possibile di alimenti: pesciolini; lombrichi; lumache e molluschi; Tubifex; cibo per gatti in pellet reidratato con aggiunta di un integratore minerale-vitaminico; pellet commerciale per trote (in particolare Purina Trout-chow) e piccole quantità di cibo in scatola per cani a basso contenuto di grasso; lattuga romana; carote grattate e foglie di carota, fagiolini, tarassaco, trifoglio; piccole quantità di frutta e altri alimenti adatti alla dieta delle tartarughe erbivore.

In commercio esistono alimenti già pronti per tartarughe d’acqua. Un tipo viene definito "mangime composto completo", ma non deve costituire che una parte (25% al massimo) della dieta. Il mangime costituito di soli gamberetti essiccati, definito come "mangime semplice", non è assolutamente indicato come alimento esclusivo: è completamente sbilanciato e privo di vitamine indispensabili. Le tartarughine alimentate solo con questo tipo di mangime finiscono invariabilmente per sviluppare gravi carenze vitaminiche, che se non vengono corrette in tempo le porta a morte. I gamberetti essiccati possono essere offerti saltuariamente come complemento dell’alimentazione. La carne non è un alimento bilanciato: non contiene calcio; inoltre se fornita cruda può potenzialmente trasmettere infezioni da Salmonella.

Nella vasca si può mettere un osso di seppia, che è molto utile per fornire calcio. Un paio di volte alla settimana si somministra un buon integratore minerale-vitaminico per rettili. E’ una pratica assolutamente inutile mettere le vitamine nell’acqua, il che oltretutto favorisce la moltiplicazione batterica.

Molte tartarughe rifiutano di assumere vegetali. Un trucco per indurle a mangiare vegetali consiste nel mescolare una quota di vegetali a pezzetti con un alimento particolarmente gradito alla tartaruga, ad esempio carne macinata. Progressivamente si aumenta la quota di verdure e si riduce quella dell’alimento gradito, in modo da indurre l’animale ad accettare le verdure.

Letargo

Le Trachemys scripta elegans possono essere fatte andare in letargo, ma ciò non è assolutamente necessario per la loro salute. Il letargo invece è indispensabile se si vuole farle riprodurre, per stimolare l’attività riproduttiva.

Se si trovano in un terrario all’interno, la temperatura va gradualmente abbassata nel corso di alcune settimane fino a 4°C. Durante questo periodo di preparazione non devono essere alimentate, per dare modo al loro apparato digerente di svuotarsi. Il terrario va posto in una stanza fredda; la temperatura deve essere accuratamente monitorata utilizzando un termometro che registri la temperatura massima e minima. Il periodo di letargo può essere di 6-12 settimane, secondo la taglia e delle condizioni fisiche; per le tartarughe giovani deve essere più breve. E’ molto importante ricordare che se la temperatura non scende sotto i 10°C le riserve corporee vengono consumate troppo in fretta, perché il metabolismo non è sufficientemente rallentato. Se invece la temperatura scende sotto i 4°C si possono creare danni da congelamento, e se la temperatura scende sotto zero la morte può avvenire in poche ore.

Per l’ibernazione all’aperto occorre seguire alcune regole. Il laghetto o la vasca devono avere un’ampia superficie ed essere profondi almeno 1 metro, e deve esserci sul fondo un sufficiente strato di fango per immergersi. Secondo alcuni autori la superficie non deve essere lasciata congelare per più di due settimane.

Non si devono mandare in letargo le tartarughe malate o in condizioni fisiche non ottimali, o quelle molto piccole. Vanno tenute tutto l’inverno in un terrario riscaldato a 24-26°C, con 12-14 ore di luce, con una lampada ad ultravioletti, e vanno alimentate regolarmente.

Contenimento

I soggetti di piccole dimensioni non presentano particolari difficoltà per il contenimento, e possono essere afferrati a livello di corazza e piastrone (come un panino). Invece le tartarughe di grandi dimensioni richiedono qualche precauzione, in quanto sono molto forti e possono infliggere morsi e graffi dolorosi. La presa più sicura consiste nell’afferrarle per il bordo posteriore del carapace, con le dita nella fossa inguinale. Alcuni individui sono particolarmente docili, e si lasciano manipolare senza manifestare atteggiamenti aggressivi. In ogni caso occorre avere cura di non lasciare cadere l’animale, il che può causare fratture degli arti o della corazza.

Dopo avere maneggiato una tartaruga o aver toccato l’acqua in cui vive, come per tutti i rettili vale la regola di lavarsi con cura le mani, per evitare il pericolo di contrarre un’infezione da Salmonella.

 

 

www.naturaearte.altervista.org