Marangone minore (Phalacrocorax pygmaeus)

Identificazione

Non molto più grande di uno Svasso Maggiore, il Cormorano pigmeo è il più piccolo dei cormorani; si distingue per la coda relativamente lunga e il becco corto e sottile; il collo è relativamente tozzo ma, durante il nuoto, viene spesso “stirato” dando l’impressione di essere più slanciato. Il piumaggio è complessivamente nerastro con sfumature verde scuro. Gli adulti d’inverno hanno mento biancastro, petto bruno-rosso scuro e becco giallo arancio. Durante il periodo riproduttivo compaiono dei ciuffetti di piume bianche sulle parti inferiori del corpo, collo e testa, ben evidenti a breve distanza e il becco diventa scuro. I giovani sono generalmente più bruni e opachi con ventre e mento chiari.

Habitat

Il Cormorano pigmeo predilige ambienti d’acqua dolce come anse fluviali o paludi. Nei pressi della costa lo si incontra più facilmente alla foce dei fiumi. Animale coloniale, costruisce un rudimentale nido tra cespugli o alberi bassi e densi.

Alimentazione

Si ciba soprattutto di pesci e grossi invertebrati acquatici.

 

Didascalia 2

Dimensioni:

lungh. 45-55 cm, apertura alare 80-90 cm

Peso:

625-820 gr. 
Sessi simili; abiti stagionali e giovanili differenziati. Specie monotipica. Riconoscibile dal Cormorano e dagli altri Phalacrocoracidi per le ridotte dimensioni e per il collo e il becco corti.

Distribuzione e Status

L’areale di distribuzione si estende dai Balcani alle coste del Mar Caspio e all’Irak. Per l’Europa è stimata una popolazione di circa 5000 coppie (Michel e Weber in Hagemeijer e Blair, 1997) la maggior parte delle quali sono concentrate nei Balcani e specialmente nel delta del Danubio. Dopo un forte declino negli anni ‘50 la specie ha rioccupato siti di nidificazione tradizionali in Ungheria, Bulgaria e Russia e recentemente ha creato nuove colonie in Slovacchia. La nidificazione in Italia è stata accertata per la prima volta da Fasola e Barbieri (1981) nel 1981 a Punte Alberete (RA); questo sito rappresenta quindi la propaggine più occidentale dell’areale riproduttivo. Dopo un decennio di assenza la specie è tornata a nidificare nello stesso sito nel 1994 (3 nidi) (Volponi e Emiliani, 1995) e nel 1995 (7 coppie) (Brichetti e Cherubini, 1996). Nello stesso anno hanno nidificato probabilmente 2-3 coppie nella Laguna nord di Venezia (Brichetti e Cherubini, 1996) dove era stata supposta la nidificazione già nel 1992. La specie è presente regolarmente (sebbene molto rara) nelle zone umide costiere dell’Emilia-Romagna anche come svernante e migratrice. Osservazioni occasionali durante l’inverno sono state compiute nel 1996 presso le Valli di Argenta (FE) dove un individuo è stato osservato dal 1979 al 1986 (Brichetti, 1992) e nel Bolognese presso Malallbergo (1 ind.).

Vocazione

Le aree vocate per la nidificazione della specie sono costituite da zone umide d’acqua dolce con densa vegetazione palustre e ricche di pesci. Le tipologie ambientali frequentate durante il periodo riproduttivo sono A e B (vedi Tab. 1-VI) con superficie complessiva superiore ai 50 ha la cui distribuzione è stata illustrata nella Figura 20-VI. Al di fuori del periodo riproduttivo frequenta anche zone umide salmastre. Il disturbo causato dall’attività venatoria in periodo invernale potrebbe ostacolare l’insediamento della specie in zone potenzialmente adatte del Ferrarese e del Bolognese.

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