Cinghiale (Sus scrofa)

 

Distribuzione

L'areale del cinghiale: in verde l'areale originario, in blu le zone in cui l'animale è stato introdotto.

Il cinghiale è originario dell'Eurasia e del Nordafrica: esso era inoltre diffuso anche in Inghilterra ed Irlanda
La forte pressione venatoria alla quale questo animale è stato praticamente da sempre sottoposto da parte dell'uomo ne provocò la scomparsa dalle isole britanniche probabilmente durante il corso del XIII secolo, salvo poi esservi reintrodotto a più riprese nel 1610 (da parte di re Giacomo I) e nel 1700.
Il cinghiale fu inoltre importato dagli spagnoli nel Nordamerica attorno alla metà del Cinquecento: attualmente, esso si è naturalizzato in vaste aree degli Stati Uniti, dove è conosciuto col nome colloquiale di razorback
Nel 1900, il cinghiale era sparito dalla Danimarca, dalla Tunisia e dal Sudan, mentre era sull'orlo dell'estinzione in Germania, Austria e Russia. La popolazione francese di cinghiali, invece, rimaneva stabile.
A partire dal 1950, l'areale del cinghiale tornò ad espandersi e questi animali riconquistarono vaste parti del loro areale, diffondendosi a nord fino ad Arcangelo, oltre che in Danimarca e Svezia, complici le fughe di esemplari allevati in cattività e rinselvatichitisi L'esplosione demografica del cinghiale fu dovuta a numerose cause concatenate: in primis, lo spopolamento delle zone rurali e di media montagna a causa dell'ingente flusso migratorio verso le aree urbane, che permisero a questi animali di ricolonizzare le aree boschive abbandonate a causa della pressione demografica.

In Italia la specie è distribuita, seppure con areale discontinuo, dalla Valle d'Aosta fino alla Calabria, in Sardegna, in Sicilia, nell'isola d'Elba ed in altre piccole isole, dove però è stato introdotto dall'uomo in tempi recenti. Popolazioni meno numerose si incontrano in alcune regioni prealpine e sui monti di Lombardia, Veneto, Trentino e Friuli. Le sottospecie originarie di cinghiale viventi in Italia erano Sus scrofa majori in Maremma, Sus scrofa meridionalis in Sardegna ed un'ulteriore sottospecie diffusa nella parte settentrionale del Paese, estintasi prima di poter essere descritta scientificamente Successivamente, le popolazioni peninsulari di cinghiale vennero contaminate con l'immissione ed il conseguente meticciamento con esemplari importati dall'Ungheria a scopo venatorio: le recenti analisi elettroforetiche, tuttavia, lascerebbero supporre che non si tratterebbe di meticciamento, in quanto la sottospecie majori altro non sarebbe che un ecotipo della sottospecie nominale di cinghale, adattatosi alla vita in ambiente mediterraneo. Per quanto riguarda la popolazione sarda, invece, i medesimi studi hanno mostrato una sua netta distinzione sia morfologica che genetica dalle popolazioni continentale, il che lascerebbe supporre che, come anche altre specie tipiche dell'isola, il cinghiale sardo discenda da suini semidomestici importati dall'uomo in Sardegna in tempi antichi

Pur preferendo i querceti ben maturi, il cinghiale si dimostra assai adattabile in termini di habitat e colonizza praticamente ogni tipo di ambiente a disposizione. Evita però le aree desertiche, nelle quali scarseggia l'acqua che invece non deve mai mancare nel territorio occupato da questi animali, e non lo si trova nelle aree rocciose ed in quelle a forte precipitazione nevosa, dove all'animale risulta disagevole grufolare. I cinghiali, tuttavia, tollerano molto bene il freddo (resistono a temperature di decine di gradi al di sotto dello zero), mentre sono meno adattabili a climi eccessivamente caldi, dove danno segni di sofferenza: l'umidità dell'ambiente li interessa relativamente poco, grazie al pelo altamente isolante.

Descrizione

Dimensioni

Gli esemplari adulti misurano fino a 180 cm di lunghezza, per un'altezza al garrese che può sfiorare il metro ed un peso massimo di un quintale circa. Sussistono tuttavia grandi variazioni di dimensioni e peso a seconda delle sottospecie, con tendenza all'aumento dei sopracitati parametri in direttrice Sud-Ovest/Nord-Est: gli esemplari spagnoli di cinghiale, infatti, raramente superano gli 80 kg di peso, mentre in Russia si ha notizia di esemplari di peso superiore ai tre quintali. In ogni caso, i maschi hanno dimensioni e peso ben maggiori rispetto alle femmine.
Nelle Alpi Italiane il peso dei cosiddetti "neri", soggetti con mantello scuro, grigio-nerastro, morfologicamente adulti, oscilla tra i 100 ed i 200 kg: nel centro Italia, invece, il peso medio è sugli 80-90 kg, con esemplari che possono raggiungere i 150.

Aspetto

Uno scheletro di cinghiale maschio: notare la costituzione massiccia della testa rispetto al resto dello scheletro.

Zoccolo di cinghiale.

Il cinghiale ha costituzione massiccia, con corpo squadrato e zampe piuttosto corte e sottili: ciascun piede è dotato di quattro zoccoli, dei quali i due anteriori, più grossi e robusti, poggiano direttamente sul terreno, mentre i due laterali sono più corti e poggiano sul terreno solo quando l'animale cammina su terreni soffici o fangosi, favorendo una migliore distribuzione del peso ed impedendogli di sprofondare. Nonostante le piccole zampe, il cinghiale si muove piuttosto velocemente, solitamente al trotto, anche se è in grado di galoppare (sebbene per brevi distanze, ad esempio durante una carica od una fuga). La coda è pendula e può misurare fino a 40 cm: essa è interamente ricoperta di setole, che vanno a formare un ciuffetto di peli al suo apice: l'animale la agita nervosamente quando è infastidito od irritato, ma essa trova un ottimo impiego anche come scacciamosche.

Raffigurazione del cranio di un maschio di cinghiale: notare la zanne ricurve verso l'alto ed il lungo osso fognaiuolo al termine del muso.

La testa è grande e massiccia, dotata di un lungo muso conico che termina in un grugno (o grifo) cartilagineo che poggia su un disco muscolare, che gli assicura una grande mobilità e precisione, grazie anche alla ricca innervazione che interessa la zona conferendole una grande sensibilità: il grugno è assicurato al muso grazie ad un apposito osso prenasale assai allungato, detto osso fognaiuolo. La fronte, soprattutto nei vecchi maschi, è praticamente perpendicolare al resto del muso: il collo è corto e tozzo: soprattutto nei mesi invernali, quando l'animale è ricoperto da un pelo più folto, esso pare praticamente assente, con la testa che pare innestarsi direttamente sul torso.
Gli occhi sono piuttosto piccoli e posti lateralmente sul cranio, per assicurare al cinghiale una visione quanto più ampia possibile di ciò che gli accade attorno, e non essere perciò preso alla sprovvista: la vista è tuttavia piuttosto debole, a vantaggio di altri sensi, come l'olfatto e l'udito.

Zanne di cinghiale esposte come trofeo di caccia: quelle centrali, più piccole, sono le zanne superiori o coti.

La dentatura del cinghiale si compone di 44 denti, che ne svelano le abitudini alimentari opportunistiche: si possono contare in totale dodici incisivi, quattro canini, sedici premolari e dodici molari. Gli incisivi ed i premolari tendono a cadere con l'età, mentre i molari hanno forma appiattita e servono a triturare il cibo: ma sono i canini, le cosiddette zanne, la caratteristica principale del cinghiale, quella che per prima risalta nell'immaginario collettivo. Si tratta di denti a crescita continua, presenti in ambedue i sessi, ma che tuttavia solo nel maschio hanno dimensioni tali da protrudere al di fuori della bocca, inarcandosi verso l'alto. I canini inferiori (le zanne propriamente dette), più grandi di quelli superiori (dette coti), sono profondamente conficcati nella mandibola e possono raggiungere (sempre nel cinghiale maschio) in casi eccezionali i 30 cm di lunghezza, mentre sono considerabili normali delle lunghezze comprese fra i 15 ed i 20 cm, di cui comunque meno della metà protrudono dalla bocca. Nelle femmine i canini inferiori misurano sempre meno di 10 cm, mentre i canini superiori sono piccoli e rivolti verso il basso: solo nelle femmine più anziane essi possono mostrare una tendenza a piegarsi verso l'alto. Lo sfregamento fra canini superiori ed inferiori e fra canini superiori ed incisivi inferiori, coi quali essi combaciano, fa sì che le zanne mantengano sempre un orlo tagliente.
Le zanne hanno per il cinghiale una duplice funzione: esse vengono infatti utilizzate sia come strumenti da lavoro, ad esempio per facilitare l'attività di scavo nel terreno, che come strumenti di difesa od offesa, per difendersi dai predatori o per competere con gli altri esemplari durante il periodo degli amori.

La pelle è molto spessa e poco vascolarizzata, spesso con presenza di cuscinetti adiposi sottocutanei: essa costituisce una vera e propria corazza, che rende l'animale virtualmente immune alle punture d'insetto ed alle piante spinose del sottobosco, e lo preserva addirittura dai morsi di vipera (a meno che questi non vengano assestati in punti nevralgici). Essa è quasi totalmente ricoperta (ad eccezione di alcune parti della testa e della parte inferiore delle zampe) da setole rigide, frammiste ad un sottopelo lanoso più fine e morbido, che ha lo scopo di isolare termicamente il corpo. Sulla fronte e sulle spalle il manto va a formare una sorta di criniera, più evidente in alcune sottospecie rispetto ad altre: quando l'animale è irritato od impaurito, la criniera viene drizzata, rendendo l'animale ancora più grande e massiccio alla vista di quanto non sia in realtà. Il mantello invernale, folto e di colore scuro, nei mesi primaverili lascia il posto al mantello estivo, con perdita della maggior parte del sottopelo e setole dalla punta di colore chiaro.
La colorazione del manto varia anche di molto a seconda della popolazione di cinghiali presa in considerazione, mantenendosi tuttavia in un range di colori che va dal bruno-rossiccio al nerastro: in Asia Centrale vi è un'inusuale abbondanza di esemplari di colore biancastro, ma non albini, in Russia occidentale sono frequenti animali di colore rossiccio, mentre in Manciuria abbondano esemplari nerastri.
Sporadicamente (con una frequenza di tre individui ogni cento circa) vengono avvistati cinghiali con pezzature scure di varia grandezza sul manto: tale mutazione recessiva si è dimostrata frutto di incroci in tempi più o meno recenti con maiali domestici. Gli individui pezzati, come dimostrato da studi compiuti negli anni '70, avrebbero tassi di mortalità più elevati rispetto ai conspecifici "normali", poiché il loro pelo sarebbe meno termoisolante.

Abitudini

Cinghiale in una pozza fangosa; l'acqua è un elemento sempre presente nel territorio di questi animali.

Si tratta di animali dalle abitudini crepuscolari e notturne: durante il giorno, i cinghiali trovano riparo in buche nel terreno che essi scavano col muso e gli zoccoli fra i cespugli, per poi ingrandirle con l'usura. Durante l'inverno, tali buche vengono spesso imbottite con frasche e foglie secche. Numerosi punti di riposo si trovano anche lungo i tragitti percorsi dagli animali durante la notte, che collegano le zone di foraggiamento con la tana principale e gli abbeveratoi. Alcuni individui sono stati osservati strappare l'erba alta e le canne per poi porli fra i rami bassi ed i cespugli, in modo tale da crearsi dei ripari: in questo senso, i cinghiali sarebbero fra i pochissimi ungulati (assieme ad altri suidi) a costruirsi una tana
I cinghiali sono animali sociali, che vivono in gruppi composti da una ventina di femmine adulte coi propri cuccioli, guidate dalla scrofa più anziana: in alcune zone con grande ricchezza di cibo, tuttavia, si trovano gruppi comprendenti anche più di 50 animali, spesso frutto dell'unione di più gruppi. I maschi più anziani conducono una vita solitaria per la maggior parte dell'anno, mentre i giovani maschi che ancora non si sono accoppiati tendono a riunirsi in gruppetti. Ciascun gruppo occupa un territorio, che si estende su un'area di una ventina di chilometri quadrati circa d'ampiezza e viene delimitato tramite secrezioni odorose della zona labiale ed anale: i territori dei maschi sono solitamente più grandi di quelli delle femmine, anche del doppio. Generalmente, il gruppo rimane nello stesso territorio finché le risorse sono sufficienti al proprio sostentamento, per poi abbandonarlo alla ricerca di aree più ricche qualora la disponibilità alimentare diminuisca: questo spiega l'apparizione improvvisa dei cinghiali in aree dove storicamente la loro presenza non era contemplata. Nei territori occupati dai cinghiali dev'essere sempre presente una fonte d'acqua, dalla quale l'animale non si allontana mai molto: lo sanno bene i cacciatori, che pongono le proprie trappole proprio in prossimità di pozze e stagni nelle aree frequentate dal cinghiale.
I vari esemplari comunicano fra loro attraverso una vasta gamma di suoni, che comprendono una serie di grugniti a varie frequenze, come anche grida e ruggiti che possono avere la funzione di comunicare la propria appartenenza ad un gruppo o la disponibilità all'accoppiamento ed al combattimento: l'emissione di suoni si accompagna anche alla comunicazione olfattiva tramite gli odori corporei o le secrezioni ghiandolari. Spesso gli esemplari di uno stesso gruppo praticano una sorta di grooming, lisciandosi vicendevolmente il pelo del dorso con la lingua od il grugno.

I cinghiali sono noti per il temperamento aggressivo: qualora presi alla sprovvista o messi alle strette, infatti, questi animali, anche se feriti o debilitati, attaccano senza pensarci due volte, combattendo strenuamente e risultando molto pericolosi. La diversa conformazione delle zanne nei due sessi provoca anche una diversa reazione davanti al pericolo: mentre il maschio carica a testa bassa, per poi menare fendenti verso l'alto e lateralmente, al fine di sventrare l'aggressore, la femmina si getta sul nemico tenendo la bocca aperta ed azzannando a ripetizione l'aggressore. Gli attacchi dei cinghiali, sebbene raramente mortali per i grossi predatori come l'uomo o l'orso, lasciano spesso ricordi indelebili nell'aggressore, sotto forma di cicatrici e mutilazioni.

Nonostante la credenza popolare, che vede il cinghiale come un animale sudicio, si tratta di animali che curano molto la loro igiene: l'abitudine di rotolarsi nel fango, detta insoglio, ha in realtà la duplice funzione di rinfrescare il corpo nei mesi caldi, proteggendolo inoltre da scottature dovute ai raggi solari, e di favorire la cicatrizzazione delle numerose ferite, di entità più o meno grave, che l'animale si procura nei combattimenti, od attraverso il semplice movimento nel sottobosco spinoso. Per scrostarsi di dosso il fango essiccato, poi, l'animale si sfrega periodicamente contro superfici verticali, come massi e tronchi d'albero (soprattutto querce ed abeti rossi). Laddove siano assenti pozze d'acqua atte all'insoglio, il cinghiale ne ricava una smuovendo la terra col grugno ed urinandovi, per poi rotolarsi nell'impasto ottenuto.

Alimentazione

Si tratta di animali dalla dieta onnivora e molto varia, come dimostra lo stomaco scarsamente specializzato (presenta infatti solo due compartimenti, a differenza dei tre dei pecari e dei quattro dei ruminanti): pur nutrendosi principalmente di materiale vegetale, come ghiande (nei periodi in cui queste sono particolarmente abbondanti il cinghiale non mangia praticamente altro), frutti, bacche, tuberi, radici, e funghi, il cinghiale non disdegna di integrare di tanto in tanto la propria dieta con materiale di origine animale, come insetti ed altri invertebrati, uova e talvolta anche carne e pesce, provenienti questi principalmente da carcasse dissotterrate o trovate nei pressi dell'acqua. Ogni tanto, i cinghiali cacciano attivamente, scegliendo come proprie vittime piccoli animali come rane e serpenti, ma anche prede di una certa dimensione,l come cerbiatti ed agnellizref>. Il finissimo olfatto di questo animale gli consente di fiutare il cibo anche qualora questo si trovi sottoterra.

Riproduzione

A seconda del clima e della disponibilità di cibo, la femmina può andare in estro da una a tre volte l'anno, con estro di tre giorni su cicli di tre settimane: in Italia le nascite si concentrano in primavera ed alla fine dell'estate. Le femmine tendono a sincronizzare il loro ciclo estrale, in modo tale da allevare cuccioli di età il più simili possibile, massimizzando le probabilità di sopravvivenza della prole.
Durante il periodo degli amori, i maschi abbandonano la vita solitaria per aggregarsi ai gruppi di femmine, spesso percorrendo anche grandi distanze e non nutrendosi né riposando per raggiungere al più presto un gruppo: una volta raggiunto il gruppo, per prima cosa il maschio allontana i giovani che dovessero ancora trovarsi assieme alla femmina. La presenza di numerosi maschi adulti in un gruppo, tuttavia, genera tensioni che si risolvono spesso in violenti combattimenti: per far fronte a tali episodi violenti, durante il periodo degli amori i cinghiali maschi sviluppano la cosiddetta "armatura", ossia un ispessimento cutaneo ed adiposo che ricopre le spalle fino all'altezza dell'ultima costola. Durante il combattimento, i maschi cozzano testa contro testa, parando i colpi proprio con l'armatura: ciò non scongiura tuttavia il rischio di procurarsi lesioni anche gravi. Prima del combattimento vero e proprio, in ogni caso, i maschi compiono tutta una serie di rituali di minaccia, consistenti nel faccia a faccia fra i due contendenti, che cominciano a spruzzare urina e raspare il terreno, sbattendo i denti e schiumando saliva per intimorire l'avversario: solo se questo rituale non scoraggia nessuno dei due maschi si passa alle vie di fatto.

Una volta decretato il vincitore, comincia la fase del corteggiamento: il maschio comincia ad inseguire la femmina più vicina, emettendo al contempo un suono simile al rombo di un motore a scoppio. Una volta raggiuntala, esso comincia a massaggiarle ripetutamente la schiena ed i fianchi col grugno, emettendo al contempo dei suoni particolari in maniera ritmica: in tal modo la femmina pronta all'accoppiamento si immobilizza, come ipnotizzata, permettendo al maschio di montarla. L'accoppiamento dura cinque minuti circa ed avviene numerose volte con numerose femmine (fino ad otto per i maschi più forti e vigorosi), fino alla fine dell'estro della femmina: a questo punto, il maschio abbandona il gruppo e torna alla sua vita solitaria, almeno fino al prossimo periodo degli amori.

Una scrofa con cuccioli: quando allevano la prole, le femmine divengono particolarmente aggressive.

La gestazione dura fino a cinque mesi (in Italia, secondo il detto popolare, la gravidanza del cinghiale dura "tre mesi, tre settimane e tre giorni"): in prossimità del parto, la femmina si isola dal resto del gruppo per costruirsi una tana nel folto della vegetazione, simile ai giacigli che essa è solita usare per la notte. Tale tana spesso ha apertura rivolta verso sud, sicché può essere meglio riscaldata dai raggi solari. In questa tana vengono dati alla luce i cuccioli, che sono in numero variabile da tre a dodici per ciascuna cucciolata. Alla nascita, i piccoli hanno gli occhi aperti e si affannano nella ricerca di uno dei dodici capezzoli materni: i più deboli sono perciò destinati a morire d'inedia. Il pelo del cucciolo è brunastro o rossiccio con 4-5 striature orizzontali di un colore che va dal bianco al beige, con forte effetto mimetico nel sottobosco e sulla copertura di foglie morte del terreno. Ulteriori striature sono presenti sulla spalla e sul posteriore: la disposizione delle strisce varia da individuo a individuo, sicché è possibile riconoscere individualmente i giovani cinghialetti.
Per la prima settimana dopo il parto, la femmina di cinghiale abbandona rarissimamente la tana coi cuccioli, e se lo fa ha cura di coprire la cucciolata con frasche e foglie durante la sua assenza. Le femmine sono estremamente protettive nei confronti della propria prole: durante l'allevamento della cucciolata, infatti, esse diventano estremamente pericolose in quanto aggrediscono qualsiasi intruso che per loro potrebbe rappresentare un pericolo per la propria progenie, sia esso un pericoloso predatore od anche solamente un ignaro visitatore a passeggio per il bosco.
A una settimana di vita, i cuccioli sono in grado di seguire la femmina nei suoi spostamenti, tornando alla tana solo durante la notte. A due settimane di vita, i piccoli cinghialetti cominciano a grufolare nel terreno e ad assaggiare del cibo solido, ma continuano tuttavia a succhiare il latte materno almento fino a tre mesi di vita: lo svezzamento può dirsi completato solo dopo il quarto mese, ed è solo dopo questo traguardo che la femmina ed i cuccioli (che proprio attorno al quarto mese perdono la colorazione giovanile, per acquisire la colorazione subadulta) fanno ritorno al proprio branco d'origine.
L'indipendenza viene raggiunta attorno al settimo mese di vita, tuttavia i cuccioli tendono a restare con la madre anche fino ad un anno d'età, quando vengono scacciati dai maschi adulti, bramosi di accoppiarsi con la madre. Le femmine raggiungono la maturità sessuale attorno all'anno e mezzo di vita, mentre i maschi sono più tardivi e non completano lo sviluppo prima del secondo anno d'età: raramente però riusciranno ad accoppiarsi prima del compimento del quinto anno, a causa della competizione con altri maschi più anziani.

La speranza di vita dei cinghiali si aggira, in natura, attorno ai 10 anni, mentre in natura possono sfiorare il trentesimo anno d'età.

 

 

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